3.10.2012

Chiusura definitiva e trasferimento concluso

Questo blog ha fatto il suo corso e ora lo vado a chiudere definitivamente.

 

Tutti i miei blog (almeno una decina circa) ora troveranno posto unicamente in un sito a due facce. Su:
Nomadware
e in:
Posterous (hanno più o meno le stesse cose).

In Nomadware si trova anche lo spazio per inserire l'indirizzo e-mail presso il quale ricevere gli aggiornamenti per posta elettronica, ma fra poco penso di inviare un modulo per e-mail.

Molta della mia attività si svolge poi su Twitter, Facebook, Pinterest e così via, ma il modo migliore per seguire la mia vita socialmediatica è quello di andare di quando in quando a curiosare nel mio Portfolio di rete.

In controtendenza con le mode come al mio solito, invece di distribuire in board di interessi (che era quello che ho fatto finora con i blog) vado a replicare un unico concentratore di pensieri su più piattaforme. Insomma meno dispersione e meno specializzazione forse sono scomodi da leggere, ma molto più pratici da seguire per chi scrive.

Conto che alla fine questa formula non dispiaccia ai soliti quattro carissimi amici.

Ennio

 

 

 

6.05.2003

::BiWeb:: Quanto costa un contact center inefficiente
Le inefficienze dei contact center contano per il 30% delle spese annue di customer care di un’azienda. E’ quanto emerge da una ricerca di Enkata Technologies.
I contatti ripetuti e le questioni non risolte durante il primo contatto sono state segnalate dal maggior numero di aziende (26%) come la principale fonte di spreco di denaro. A seguire, la necessità di fornire informazioni che sono disponibili attraverso altri canali (13%) e le interazioni con più persone all’interno del contact center (12%).
Lo studio sottolinea anche come le ripetizioni dei contatti non incidano solo sui costi, ma anche sui livelli di customer satisfaction, rendendo ancora più urgente per le aziende affrontare il problema.
Infine, dato piuttosto inquietante, il 25% degli executive dei contact center non sa quali possano essere le cause degli sprechi.
(...)

::BiWeb:: Il Knowledge Management sostiene il Crm
Nel 2005, più di due terzi dei progetti di Crm che avranno registrato successi disporranno di sistemi di Knowledge Management integrati al loro interno. Secondo una ricerca di Gartner, infatti, il Knowledge Management, se implementato correttamente, può offrire un contributo fondamentale all’ottimizzazione del Crm.
Finora, tuttavia, questo processo d’integrazione è stato piuttosto lento. Moltissimi prodotti Crm definiti in grado di supportare il Knowledge Management in realtà includono nella maggior parte dei casi sistemi di gestione della knowledge base; si tratta senz’altro di attività importanti, in quanto possono effettivamente migliorare la produttività, ma che non offrono la possibilità di progettare al meglio processi competitivi.
(...)

::BiWeb:: Crm: meglio la teoria della pratica
Ogni mese si assiste ad un fiorire di studi e ricerche che espongono le più recenti best practice nel Crm. Tuttavia, sostiene un report di Arthur D. Little, le aziende non sono in grado, nella pratica, di tenere il passo con questo turbinio di prassi eccellenti.
(...)
“Il problema maggiore è spostare la struttura organizzativa da una totale focalizzazione sul prodotto ad una sul cliente, ed assegnare le responsabilità all’interno dell’organizzazione perché ciò avvenga”, prosegue Manning.
Comunque, il report sottolinea come fra gli executive intervistati si noti l’intenzione di focalizzare maggiormente sul cliente l’organizzazione. Si tratta di un dato importante, perché nel recente passato proprio la carenza di supporto da parte dei top manager era stata indicata come una delle cause principali dei numerosi fallimenti dei progetti Crm.
“I top executive stanno riconoscendo il valore di questo tipo di strategia. In passato, molti di loro erano focalizzati sui miglioramenti in termini di costi, qualità e tempo; ora si stanno muovendo in direzione di un diverso tipo di strategia di crescita: concentrarsi sui clienti attuali e aumentare il valore di tali relazioni”, conclude Manning.

::BiWeb:: Comunicazione interna: poca fiducia per i magazine aziendali
I dipendenti non ripongono una grandissima fiducia nei magazine interni e nei video aziendali, preferendo assumere informazioni dai line manager. E’ quanto emerge da un survey realizzato nel Regno Unito da Mori.
Solo il 13% degli intervistati, infatti, si fida dei giornali aziendali, e il 14% dei video.
Al contrario, ai primi posti della classifica delle fonti d’informazione considerate maggiormente affidabili ci sono i line manager (48%). Un dato che comunque non può far gioire nemmeno gli interessati, dal momento che, come sottolinea Susan Walker, direttrice della ricerca di Mori, “meno della metà dei dipendenti li considera capaci di passare informazioni valide”.
Al vertice della classifica delle fonti meno attendibili ci sono i senior manager e i direttori: un quinto dei dipendenti afferma senza mezzi termini di non fidarsi di loro.
La spiegazione della maggiore affidibalità riconosciuta ai line manager va ricercata, secondo la Walker, nel fatto che i briefing di team hanno guadagnato tantissimo terreno nella considerazione dei dipendenti, sia come mezzo per ottenere informazioni, sia come canale per esprimere le proprie opinioni. E solitamente questi briefing sono tenuti proprio dai line manager.

5.23.2003

::Benchnet::Le Intranet? In molti casi uno spreco di tempo e denaro
Le Intranet di molte aziende rappresentano solo una perdita di tempo e di denaro perché utilizzate per ammucchiare informazioni inutili, che non si saprebbe dove altro conservare, senza un criterio comprensibile. E’ il risultato di uno studio di Mercer, secondo il quale troppi siti interni sono confusi e non rispondono ad una strategia generale di comunicazione dell’azienda.
“Molti siti sono creati da singoli dipartimenti esclusivamente a proprio uso, senza alcun riguardo delle esigenze degli altri dipendenti”, afferma Nick Throp, partner di Mercer. “In termini di perdita di tempo, questo può costare all’azienda mille sterline l’anno a dipendente”.
“Le Intranet sono ancora considerate una low priority”, gli fa eco Jakob Nielsen, uno dei massimi esperti in materia a livello mondiale. “Si da maggiore importanza alle pagine visibili esternamente”.

Knowledge Management and Intranets: Putting People First by Andrew Sarnoff & Thomas Wimmer

In recent years, corporate intranets and other internal knowledge-sharing systems have moved from "nice to have" to "must have" status in virtually all industries. In many cases, they have evolved into information-sharing platforms that companies rely on to survive in a knowledge-driven global economy.
Intranets exist in all sizes, shapes, and forms. They range from comprehensive, all-encompassing sites that attempt to collate and store the collective knowledge of global companies to the relatively low-cost, lean intranets built for small professional service firms or individual departments within larger organizations. While some intranets require large, full-time content and IT support teams, others are just one of many items on a human resources or communications manager's job description. Some rely on a high level of central control and others are built on a philosophy of decentralization.
The quality that unites intranets is their overall purpose: to drive organizational efficiency and productivity, support the sharing of best practices, lead to more-informed decisions, and in some cases, serve as the primary channel for internal communications.
Management skepticism about intranets and other knowledge-sharing efforts has often been based on their alleged lack of providing a return-on-investment (ROI). Admittedly, most benefits are intangible and cannot easily be measured using conventional ROI criteria. However, industry research increasingly demonstrates that intranets have a direct impact on bottom-line results. For example, several Fortune 500 companies report ROIs of up to $20 million.
Research has also demonstrated that intranets have a significant effect on workforce efficiency and productivity, and that there is a significant correlation between intranet satisfaction and job satisfaction.
So far, so good. But despite these optimistic findings, the intranet outlook for many organizations remains grim. Low usage, aborted intranet projects and complaints of inefficient allocation of resources are widespread. Too often, knowledge sharing is seen as an unwelcome, separate activity, detached from employees' "real" work. How can this outlook be improved?
Steps to Success — A Few Guidelines
Let's start with a truism: An intranet is not a toy. Rather, it is a strategic investment made by an organization to capture and disseminate intellectual capital and, in the process, remain competitive. Too often, this goal seems to have been forgotten. Elaborate knowledge-sharing platforms that were built and launched proved to have little connection to employees' real needs and the organization's business goals.
Intranet Features
* Focuses on user needs — not technology promises
* Directly supports the organization's goals and processes
* Enables collaboration and communities
* Inspires learning, innovation and new thinking through
sharing best practices
* Promotes and delivers bottom-line results
Experience shows that employees use an intranet primarily because it is of substantial benefit to them and helps them perform their jobs better, not because of its sheer availability or a company-dictated policy. "Build it and they will come" rarely works. Success depends on an ongoing process that has as much to do with people management as it does with the availability of an appropriate information-technology infrastructure.

4.04.2003

The Evolution of the Intranet Part II By Tim Dorey
Last year I wrote the article “The Evolution of the Intranet”.  It was a simple overview of what an Intranet is and how the systems that compose an intranet have changed over the years.
A year later, and you wonder what has changed?  Well, a great deal has taken place.  In the past, Intranets were thought of as a project the IT department was working on.  Today, Intranets are becoming the most important aspect of a company’s technological strategy.  No technology decision is made without asking the question “Will it work with our Intranet”?
In the present day, companies are more educated on the latest systems; as a result, they know exactly what they are looking for and how they want it to work for their company.  Those days of confusion and uncertainty have vanished.   Now, when I speak to companies, they communicate explicit details concerning what it is they want and need to accomplish.
A subject that is still being argued in boardrooms across the world is the issue of Build vs. Buy.  The tendency of smaller companies, fewer than 100 employees, is to build their Intranet system by utilizing a less experienced IT staff.  On the other hand, larger companies have already been through the trials and tribulations of building in-house systems, and tend to buy instead. In many cases, smaller IT staffs have no other choice but to build in-house, as budget limitations leave them no other choice.
As more tools become available, building in-house Intranets have become easier; however, the standards and requirements of the companies that are in need of an Intranet have become more sophisticated thus making the design, build and deployment of an Intranet that much more difficult.
Larger companies have certain needs that cannot be met through in-house built Intranet systems. Certain services are required such as, a company that has a strong professional services arm to help deploy and customize certain areas of the Intranet software, or the requirement of a Software Development Kit that will allow their in-house staff to edit existing applications or create new ones if need be.
Another trend that has occurred is the tendency for larger companies to veer away from the word “Intranet”.  Now you will hear the terms “Collaborative Workspace”, “Company Portal”, “Knowledge Base”, “Information Management System” etc.  This means many aspects of technologies are merging together to create a valuable corporate asset instead of a few pieces of software running on a server.

The five-step process to implement Intranet to Manage your Strategic Information
Last month, we described why an Intranet is used by many organizations to share intelligence. This article outlines the steps necessary for building an Intranet to share your marketing and strategic information. Typically, five steps are needed to structure the system:
* Step 1: Define your needs
* Step 2: Choose your tool
* Step 3: Prepare the pilot
* Step 4: Rollout
* Step 5: Follow up
(...)

What is an Intranet?
Intranet Corner
An Intranet is any site based on Internet technology that is placed on private servers within an organization, a site designed not to allow outsiders in. Because the sites typically run on internal networks rather than the Internet, bandwidth isn't as much of a problem, so sound and video can be added without hurting performance.
Often, the sites offer hooks into corporate databases with forms and queries serving as a front-end for relational databases. The individual users access all this data through the standard Web browsers they use to access Web pages on the Internet.
Yes, you are right, the potential is endless. There are a large number of corporate information resources and transactions that are potential candidates for an Intranet:
* Policy and procedure manuals and quality manuals
* ISO 9000 work instructions
* Employee
* benefits programs
* Orientation materials
* Software user guides and hardware manuals
* Quick reference guides and
* online help, etc…
A recent Culpepper & Associates conference estimated that by the year 2000, annual shipments of Internet servers will approximate 450,000, while the shipments of Intranet servers will approximate 4,500,000! The installed base by the year 2000 of Web servers is estimated to be approximate 10.2 million sites, of which 9.2 million will be Intranet sites and 1 million will be Internet sites. We haven't seen anything yet. 

dalla Newsletter: NewTechnologies Nuove tecnologie nel mondo di Internet e delle TLC

Collage di contenuti
Merant , una softwarehouse focalizzata sulla problematica della gestione dei contenuti per Internet e intranet, ha varato la versione 4.0 di Collage, una piattaforma che integra capacita' di gestione e pubblicazione dei contenuti archiviati nei siti Web e una serie di strumenti per la manipolazione del codice Html. In altre parole una specie di content manager piu' editor. Questa edizione vede un supporto ancora piu' esteso dei tipici sistemi di back-office delle reti aziendali, come i database Oracle e Microsoft ed e' compatibile con sistemi operativi Mac e Linux (Red hat). Collage e' anche in grado di convertire automaticamente le informazioni nel formato Adobe Pdf. La differenza rispetto ad analoghe piattaforme di content management puro, come Documentum e Interwoven, starebbe proprio, secondo Merant, n ella possibilita' di int ervenire sul codice Html. Mentre i concorrenti si concentrano sulla catalogazione dei documenti archiviati in una rete, Collage si presterebbe meglio a un contesto di continua convergenza tra i documenti e le pagine Html.

Chiedi e ti sara' estratto
Con l'aumento della complessita' delle reti intranet, dei business portals e delle risorse custodite sui server aziendali ma anche su fonti esterni come i siti Web e i database specializzati commerciali, si sta scaldando un mercato di nicchia come quello delle tecnologie per la ricerca delle informazioni vitali per una impresa. Nascono cosi' search engine specializzati basati essenzialmente sulle tecnologie degli agenti software e di sofisticate capacita' linguistiche, che permettono di interrogare una molteplicita' di fonti alla ricerca di contenuti pertinenti o di ottenere concisi e significativi riassunti di decine e decine di pagine di testo. Uno dei prodotti piu' interessanti arriva da Xerox, la "document company", che grazie alle ricerche linguistiche dei suoi laboratori ha integrato in AskOnce potenti funzioni di estrazione testuale. AskOnce  puo' interrogare una molteplicita' di archivi di documenti non indicizzati, in una molteplicita' di lingue. Concorrenti di Xerox nell'arena della ricerca intelligente sono l'inglese Autonomy , che utilizza una tecnologia di estrazione delle informazioni non linguistica ma basata sul trattamento digitale. Verity , infine, ha rilevato le tecnologie di enterprise search da Inktomi (successivamente acquistata da Yahoo) e le ha integrate nella sua linea di prodotti Ultraseek.

2.09.2003

Sostenibilità
Il 26 febbraio in un incontro alla Luiss la società svizzera SAM (Sustainable Asset Management) ha presentato una ricerca sulla
sostenibilità di performance delle nostre imprese nello scenario europeo, coniugando criteri economici, ecologici e sociali nell'attività di stock picking.
Sono ben poche le imprese del nostro paese a brillare. La causa di ciò stà probabilmente nei criteri adottati dagli esperti.
Gli indicatori di sostenibilità principali sono dati dalle "politiche di gestione dei dipendenti, la formazione, la qualità dei prodotti e processi, la minimizzazione dell'impatto ambientale e, infine, il bilancio sociale".
Fra i pochi esempi eccellenti del nostro paese brillerebbero Buzzi Unicem, Autostrade, TIM, TelecomItalia, Ericsson, STM, Finmatica, Tiscali, Luxottica, Marzotto, Aem Milano, Italgas, SNAM rete gas...

12.17.2002

Chi non risica non rosica

Chi non risica non rosica
Troppe Intranet istituzionali scivolano alla fine sulla solita buccia di banana: la fifa.
Troppi dirigenti si guardano di sghimbescio, troppe aziende hanno paura di dire esplicitamente le cose. Troppi responsabili della comunicazione usano sistemi top-down e sollecitano reazioni bottom-up e si scandalizzano di non averne e poi le censurano quando queste non usano la lingua del padrone.
Il problema delle Intranet non è mai l'Intranet, ma la cultura organizzativa che spesso manifesta un liberalismo che teme e combatte.
Non sono le Intranet ad essere poco progredite: sono le imprese ad essere protezionistiche e affezionate al potere per il potere.
L'Intranet fa male all'impresa che non lavora C O N i propri collaboratori: farebbe emergere quello che tace o dissimula e questo spesso non può che nuocerle.
Le organizzazioni dinamiche, aperte, che credono e ricorrono alle intelligenze e all'intraprendenza dei collaboratori hanno con Intranet un'amplificatore senza pari di efficienza, efficacia e risultati. Sono organizzazioni che rischiano nei rapporti interni e che amano la sfida del cambiamento interno prima ancora che quello sul mercato.
Intranet è così: chi non risica non rosica.
Funzionano meglio le Intranet delle medie aziende con proprietà e management illuminati, mentre sarà più facile che un cammello passi per una cruna di un ago che Grandi Imprese e Pubbliche Amministrazioni abbiano Intranet che uniscono e coinvologno le persone, anche quando, come quasi sempre accade, avranno speso miliardi in ERP, EIP, DataWareHouse, DBRMS, CMS, LMS...
Troppe facce tristi ai convegni assomigliano a una vecchia pubblicità di una lozione per capelli: "Ho fatto, ho fatto, ma non ho visto niente!". Che cosa speravano di vedere questi - tanti - grigi Intranet manager italiani (e non solo)? Il riflesso della loro cultura aziendale, niente di più!
("...e un giorno un mistico, forse un aviatore inventò la commozione che rimise d'accordo tutti, i belli con i brutti, con qualche danno per i brutti che si videro consegnare un pezzo di specchio così da potersi guardare... -da Com'è profondo il mare, Lucio Dalla)
Volete una buona Intranet? Non cercate una buona piattaforma: molto meglio un buon paio di attributi riproduttivi!

12.06.2002

Coinvolgere in Intranet di Ennio Martignago

"Quante sono le Intranet in Italia?", mi ha chiesto un laureando in questi giorni. La domanda più diretta avrebbe dovuto essere: "C'è qualche azienda che oggi non ha un’Intranet con dentro da una a centinaia di risorse, fra cui un certo numero di siti?"
Sarebbero forse solo quelle che non hanno una rete di computer e magari neppure un PC.
In fondo, il termine “Intranet” alla base non indica altro che una rete di elaboratori che supportano il protocollo TCP/IP e relativi tools.
Che cosa ci combinano con queste Intranet è tutta un'altra faccenda. Ci troveremmo dentro un po’ di tutto: dall'improvvisazione del giovane smanettone agli e-portal miliardari dalla grandissima complessità, entrambi spesso poco utilizzabili per opposte ragioni.
Il vero problema dei nostri giorni è come far sì che il personale usi queste risorse e non solo per consultare l'elenco telefonico o i lavori aperti.
"Quante sono le organizzazioni italiane che vorrebbero un'Intranet che funziona?", avrebbe dovuto chiedermi il giovane. Qui il quadro si offusca, perché chi vorrebbe un’Intranet non lo dice forte, spesso neppure a se stesso.
(...)
Personalizzazione, gestione e cultura
Per il successo di un'Intranet innovativa il sistema di delivery non è sufficiente. Occorre che le persone possano identificarsi nelle informazioni e, più in generale, nell'ambiente virtuale. È fondamentale, infine, che l'ambiente virtuale offra possibilità di relazione e di combinazione maggiori, differenti, ma comunque in grado di incidere sull'ambiente di lavoro tradizionale.
Un'Intranet che non ha effetto sull'ambiente di lavoro e un'Intranet che non influisce sui risultati dell'organizzazione sono in fondo la stessa cosa.Il successo su uno dei due versanti isolato è una vittoria di Pirro: non durerà a lungo, lo si pagherà molto, lo si dovrà smontare presto e produrrà una pericolosa frattura fra l'azienda virtuale e quella reale, i cui attori non potranno intervenire quando si dovrà recuperare clienti, iniziativa, qualità, governabilità. Esempi di scarti difficili da gestire sono quelli verificatesi nell'adozione dei CRM o dei sistemi di e-Procurement. Nel caso dei CRM si ha cercato di affrontare questo tipo di scarto aggiungendo un'altra piattaforma (un altro costo) il cui fine è di gestire, dopo quelle customer, le risorse employee (ERM).Ma anche in questo caso si tratta di desktop strutturati e rigidi, nonostante l'interfaccia contestuale. La personalizzazione presente in questi come in molti e-portal è in genere definita dall'alto e subita dall'utilizzatore: "ti rendiamo disponibili le informazioni che riteniamo debbano essere necessarie per la tua posizione, la tua attività". Un'impostazione di questo tipo ha due limiti:
1.    non consente di conoscere meglio l'utilizzatore, visto come un oggetto passivo, invece che un soggetto adattivo in cambiamento dinamico, portatore di innovazione difficile da mappare e conoscere se lo si vede non per quello che è ma per ciò che gli si è chiesto di essere
2.    non beneficia del potenziale intellettuale degli utilizzatori e quindi deve produrre in proprio i materiali, i contenuti, non può beneficiare di discussioni, ma solo di spazi di discussione, difficilmente potrà contare su communities of practice e nemmeno su semplici segnalazioni di best practice[1].
(...)

12.05.2002

L'Intranet come Minimo Comun Denominatore
Se fino a ieri la tendenza nell'e-Business era quella di inventarsi una competenza e una sigla specifiche per ogni attività declinabile su TCP/IP... per poi separare e sviluppare a se' ogni modalità di quella disciplina, oggi la tendenza sembra doversi invertire.
Non senza dolori, resistenze e conflitti.
Certo, le societa' che hanno un solo tipo di frecce al loro arco, siano esse LMS, CRM, Workgroup..., rischiano di estinguersi. Accadrebbe comunque.
La parola d'ordine oggi è sempre più integrare e semplificare.
La semplificazione finale appare essere sempre più l'Internet pura per l'esterno e l'Intranet pura all'interno.
Questa tendenza rende più insonni le notti anche di chi aveva lavorato su una soluzione Intranet fine a se stessa. L'impegno non è tanto quello di integrare dei moduli in uno dei tanti portali preconfezionati che si assomigliano tutti anche se si richiamano chi al content, chi al knowledge, chi al collaborative...
La vera sfida è avere le competenze organizzative e professionali per costruire una Intranet di successo.
Le imprese sono piene di biciclette, una per il fuori pista, una per la velocità, una da donna, una da uomo, una da bambini, un triciclo anche, oltre a un monopattino...
Ne hanno sempre di più perché ora gliele regalano anche.
Non sanno più dove metterle.
Avere i garage pieni costa e i capi dell'IT ora sono in fibrillazione: hanno scoperto di non avere ciclisti, di non avere piste, di avere bisogno di riscio' e di guidatori di riscio', di non averne, di non avere soldi per pagarli abbastanza, di non sapere dove cercarli, di non sapere come chiamarli, di non essere capaci di individuarne gli obiettivi, di rischiare che se ne arrivano possano scoprire il gioco di investimenti miliardari andati alla deriva, di perdere il controllo del gioco...
I loro consulenti sono ancora più spaventati...
Pensano tutti di avere ancora tempo per aggiustare le cose e in fondo hanno ragione, perché, a parte degli istinti di insofferenza, il management non ha ancora capito che cosa succede, non ha nessuna competenza in materia, pensa solo a tagliare soldi e risorse e non sa che altro fare se non delegare il compito a chi si occupa di automazione.
Si sa, non durerà in eterno, ma per un po' di tempo si puo' essere ottimisti.
Allora, tutti insieme appassionatamente, convergiamo le piattaforme nell'Intranet semplificata e cerchiamo di costringere i pochi impiegati sopravvissuti ai ridimensionamenti ad aggiungere questa catena al loro giogo: usare l'Intranet.
"Almeno una volta al giorno potresti scrivere un Ciao, mamma!... Che ti costa?
Forza, sei in diretta!"

11.28.2002

Evento: "Creare valore attraverso le intranet: strategia o casualità?"
Convegno di presentazione e discussione dei risultati
della Ricerca sulle Intranet dell'Osservatorio Intranet Files
di MIP - Politecnico di Milano e Webegg
Martedì 10 Dicembre 2002, ore 9.30
Aula Rogers, Politecnico di Milano
Via Ampère, 2   Milano
Durante l'evento verranno presentati e discussi i risultati del primo anno di ricerca. La presentazione sarà seguita da alcune testimonianza aziendali volte ad illustrare esperienze significative in questo ambito.
La partecipazione all'evento e' gratuita ed è riservata a manager di aziende fino ad esaurimento posti disponibili.
Per partecipare è necessario iscriversi e compilando l'apposita scheda in questa pagina.
Per ulteriori informazioni, contattare la Segreteria Organizzativa del MIP-Politecnico di Milano
(Tel: +39-02-23992820; Fax: +39-02-23992844)
Programma
9.30 Registrazione
9.45 Introduce e presiede Umberto Bertelè Vice Presidente MIP - Politecnico di Milano
10.00
I principali risultati della Ricerca
I diversi modelli di intranet Andrea Rangone Politecnico di Milano
Il ruolo della tecnologia Stefano Mainetti
Politecnico di Milano
Gli impatti organizzativi Mariano Corso
Politecnico di Milano
11.00 Lo scenario internazionale
Gianroberto Casaleggio Amministratore Delegato Webegg
11.20 Tavola rotonda
Creare valore attraverso le intranet: strategia o casualità?
Sergio Crippa Direttore Comunicazione ed Immagine, Italcementi
Alberto Federici Responsabile Comunicazione, Winterthur Italia
Francesca Manfredini Amministratore Delegato, i-dalmine
Michele Morganti Responsabile Marketing Strategico, Siemens Italia
Roberto Pellegrini Responsabile della Divisione Business, TIM
13.00 Chiusura dei lavori

11.25.2002

Intranet communication versus traditional communication
By Gerry McGovern
A way to measure return on investment (ROI) for your intranet is to answer two basic questions. How does the intranet increase the level and quality of communication? How does it replace traditional forms of communication? To develop such an ROI model, you need to be clear on the current level and type of communication within your organization.
The intranet can result in a reduction in traditional forms of communication, such as print and person-to-person communication. To justify the investment in your intranet you can measure how much it costs to carry out a particular activity or process using traditional forms of communication. If the cost of the process is less using the intranet, you are beginning to build a business case.
To establish a more comprehensive business case, you need to measure how the organization currently communicates internally. You will need to ask staff questions such as:
* How much time do you spend finding and digesting information?
* How much time do you spend responding to requests for information from other staff and/or customers?
* How many of these responses do you feel could be delivered in a more formal, repeatable manner?
* Where do you currently acquire your knowledge? Is it from other colleagues, print, the intranet, external sources?
* How do you rate the organization in relation to its ability to deliver to you the practical knowledge you need to do your job effectively?
* Do you feel that the organization effectively communicates important strategic issues to you?
* What level of trust do you place in print, person-to-person, and intranet communication?
* How would you rate print, person-to-person, and the intranet in relation to their ability to help you find the right information quickly?
The above questionnaire can become a benchmark that you can measure progress against. For example, in many organizations, staff simply don't trust information on the intranet, because they feel it's out-of-date and badly written. Many intranets are poorly organized, making it difficult for people to find information quickly.
You can solve such problems by investing in more professional publishing processes, and in better information architecture design. The following year you can carry out the questionnaire again. You should then see an improvement in how staff respond to the intranet trust and findability questions.
An important point arises here. A successful intranet requires a long-term strategy. Thinking of your intranet in a 3-6 month timeframe is pointless. You need a 3-5 year plan.
Intranets seek to change a core activity within the organization: communication. You cannot hope to make such a change quickly. You will be trying to change habits that people have developed over years. ('I always ring Mary in Finance when I'm claiming my expenses.')
The cornerstone of all communication is trust. I have come across so many unprofessional intranets that staff simply don't trust. It's bad enough trying to change someone's habits. If they don't even trust the intranet, your job is twice as hard.
We need to become much more professional about how we approach intranet design and management. An annual internal communications questionnaire allows you to establish a benchmark for measurement. Without measurement, you can't have management.

11.14.2002

BIWEB: I rischi di una Intranet mal disegnata
Una Intranet mal disegnata può costare ad un’azienda con 10 mila dipendenti la bellezza di 15 milioni di dollari l’anno in termini di perdita di produttività. E’ quanto emerge dall’ultima ricerca condotta da Jakob Nielsen, guru della Web Usability.
Le trappole nelle quali le aziende cadono più spesso nella realizzazione delle proprie Intranet sono l’inadeguatezza degli strumenti di ricerca, la mancanza di una navigabilità coerente e l’utilizzo eccessivo di pesanti file in Pdf al posto di pagine Web navigabili. Tutto questo conduce ad un’usabilità insufficiente.
Nel corso della ricerca, è stato chiesto ai dipendenti di 14 aziende di effettuare una serie di operazioni sulla Intranet aziendale, ed è emerso che quelli che hanno lavorato su siti mal strutturati hanno impiegato un tempo sette volte superiore rispetto a quelli che invece avevano a disposizione Intranet ad elevata usability.
Sulla base di questi risultati, Jakob Nielsen ha affermato che le aziende dovrebbero investire almeno il 10% dei loro budget Web e Intranet per analizzare la usability, ed il 90% per mettere in pratica quanto rilevato: “In generale, se si spende in questo modo il 90% del budget il payback può essere enorme, con Roi nell’ordine del 1000% nell’arco della vita della Intranet”.

10.10.2002

Intranet per intenditori di Ennio Martignago
Quanti sforzi si sono fatti e si continuano a compiere per convincere le aziende dell'utilità e del valore degli strumenti che operano con le reti Intranet?

Sforzi inutili
A che cosa servono tante fatiche, quando la storia prosegue sempre nello stesso modo: clienti potenziali che, poco convinti, cercano insoddisfatti la prova del nove inequivocabile che tagli la testa al toro, o compratori reali che scelgono la proposta dei grossi nomi, perché così fan tutti e soprattutto le imprese con cui hanno a che fare?
Gli studi commissionati da esperti del settore, come quelli proposti da Webegg all’Ispo (Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione) di Renato Mannheimer, da un lato, e dall'Osservatorio Intranet Files (promosso dal MIP - Politecnico di Milano e dallo stesso gruppo di Gianroberto Casaleggio), dall’altro, riecheggiano gli stessi ritornelli: risorse sommarie governate non tanto dai responsabili strategici, quanto da quelli dell’IT, spesso a seguito di proposte parziali provenienti dai grandi fornitori. Scarsa o assente ingegnerizzazione organizzativa, studi di processo ignorati, frammentarietà delle proposte e mancata integrazione delle implementazioni. A sovrastare il quadro vi è infine il più completo disinteresse per l’utente finale che, diversamente da quello di Internet, non merita ragionamenti di usabilità, perché da sempre è per definizione costretto a fare di necessità virtù.
A una popolazione del genere c’è poi chi periodicamente si industria a fornire dati sul ritorno in investimento (ROI – L’ultimo è un articolo dell’Intranet Journal dal titolo When it Comes to ROI, Integration Matters Too) di un’Intranet o i più sofisticati costi complessivi di proprietà(TCO).

A chi giovano queste sfide?
È impossibile convincere chi non ha già maturato in sé l’intenzione di avviare un progetto di questo tipo.
Intranet (e con essa spesso i mezzi che vi si coniugano, dall’e-learning al knowledge management) la implementano le imprese che ne avvertono chiaramente e con convinzione il bisogno.
D’altronde è un mistificatore chi afferma che Intranet serve a tutti. Neppure i servizi di organizzazione, in generale, servono a tutti.
Ricordiamo che esistono molte organizzazioni del tutto estranee al concetto di impresa e imprese che non hanno ragione di organizzarsi. Paradigmatici esempi del primo caso sono le Pubbliche Amministrazioni e del secondo le Imprese d’affari o le Imprese individuali.
L’organizzazione ha sempre un costo e questo è molto alto. Chi sceglie di darsi un’organizzazione deve avere in sé le proprie motivazioni. Pensare che si possa sostituire l’attività organizzativa con dei pacchetti informatici è pura perversione.
È piuttosto vero il contrario, ovverosia che certi strumenti che utilizzano l’informatica lavorano sull’organizzazione e non sull’automazione o sull’outsourcing (come le soluzioni ASP). Intranet è gestita dalle persone che si occupano dell’organizzazione e ha ben poco a che fare con gli addetti all’automazione.
Coloro ai quali serve un’Intranet devono sapere che la vogliono e perché. Se non lo sanno, serve a poco convincerli con studi, statistiche e propagande. Spesso si ha a che fare con società strettamente costruite sul core business o sulla linea di comando, alle quali al massimo possono venire utili strumenti di automazione, dall’e-Pocurement, al Supply Chain Management, all’e-Commerce dei Maketplace.

Quattro idee per orientarsi
Agli interessati può piuttosto servire, non tanto una prova di ritorni sull’investimento (che pure va fatta sempre per rendersi conto dell’andamento delle scelte), quanto delle mappe per chiarirsi meglio le idee sulle alternative.
La prima considerazione che va fatta è inerente alla dimensione dell’investimento. Questa deve sempre essere graduale. A partire da una visione complessiva, è bene implementare ciò che sul momento è emergente, ovvero più urgente. Quando si sta risolvendo il bisogno principale si può procedere a crescere sulla base delle indicazioni che sorgono dalle risposte organizzative e culturali dell’impresa.
La seconda è cruciale e consiste nell’aver chiaro quanto possa essere riversato sull’esterno e quanto comunque vada assolto all’interno.
All’esterno si può ricercare la parte informatica del lavoro. Questa può essere:
* acquistata (l’acquisto di un e-Portal, ad esempio)
* sviluppata (per necessità specifiche o per condizionamento dal pacchetto acquistato)
* integrata (perché i prodotti che già si possiedono o che si è andati ad implementare non sempre cooperano al meglio fra loro).
All’interno occorre prevedere l’impegno:
* nella gestione (il rapporto con li utilizzatori, gli stimoli, il monitoraggio, la gestione dei contenuti e l’integrazione con i processi lavorativi e di mercato...)
* nell’integrazione nei processi di cambiamento e nella cultura aziendale (la misura dell’efficacia di un’Intranet sta nel ritorno in termini di cultura d’uso, più che di numeri di accessi o condivisioni)
* nell’interoperabilità fra processi di esercizio, di comunicazione e di mercato (perché ogni Intranet dev’essere profondamente radicata in una filosofia di e-business).

Come si può osservare la dimensione più critica, il più delle volte, non è quella che può essere assolta da strutture esterne, più o meno attrezzate con soluzioni preconfezionate, quanto quella interna, che richiede una profonda conoscenza dei meccanismi relazionali e organizzativi: la cosiddetta Learning Organization.
Per questo è bene prendere in considerazione l’aiuto da parte di esperti di counselling aziendale che, accanto alle conoscenze consolidate di sviluppo organizzativo, conoscano bene le dinamiche che si vanno a muovere con le Intranet, le difficoltà, ma soprattutto le potenzialità spesso non prese in considerazione e le economie da selezione sinergica delle risorse e degli obiettivi di uno sviluppo sostenibile delle conoscenze, dei processi organizzativi e di business.

Perché questo Blog?

Perché la gente vive in organizzazioni sempre più cangianti e trasformiste, nonostante rimangano profondamente immerse nel bagno primordiale del materialismo storico tayloristico-fordista.


La leggerezza e la libertà di pensiero, la solidarietà e il profitto... La sfida della convivenza degli opposti è la natura del post-moderno che cerca a fatica di affacciarsi nelle organizzazioni e nelle imprese. Anche se dove ci riesce ha in genere successo, si tratta di un successo di tipo diverso, che si valuta prima sull'essere che sull'avere: la rivoluzione copernicana della qualità della vita del business.
Le risorse pregiate nelle imprese sono insensibili e spesso nauseate dai moventi che perseguono e, come in Microservi, aspirano a conversioni dell'esistenza di tipo New Age, se non di rifiuto radicale.

Non è così dovunque. Nuovi ambienti, nuovi tempi, nuovi rispetti, in molti casi riscoperte di quelli antichi, si affacciano nelle imprese più giovani.

Il cambiamento di logiche e le soluzioni più leggere e semplici per ripensare gli spazi delle organizzazioni con il ricorso alle tecnologie, alla cultura e all'esperienza di Intranet è la missione di questo spazio di pensiero sulle Intranet.

Su Internet si parla molto più che ovunque e il più delle volte a sproposito. Di Intranet invece si parla molto meno e in genere per esporre tecnologie. Pochi siti e riviste affrontano l'Intranet Change Management e in genere lo fanno nell'ottica del profitto e dell'assimilazione delle nuove tecnologie alle strutture tradizionali consolidate.

Il nostro vuol essere, parafrasando Apple, un Intranet Think Different.

Come ogni blog, appunti, considerazioni e brevi dissertazioni per fecondare il dibattito sulla qualità degli spazi delle nuove organizzazioni e sul recupero del valore dell'intervento umano su quello dell'automazione delle persone (come nel caso di gran parte dei call center, ad esempio).

Un punto di riferimento per l'architettura connettiva nelle learning organization.